Galleria Elleni
Bergamo Via Broseta, 37
Tel. 035 243667
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Eventi & Mostre


2010

MARCO LODOLA | AVANTI POP
Dal 23 Ottobre al 27 Novembre 2010

Avanti Pop! Con questo grido di battaglia Marco Lodola esplora molti miti della cultura popolare contemporanea della seconda metà del Novecento: Micheal Jackson, i Beatles, le Vespine, le Automobili, Ballerini di Tip Tap, le Chitarre di Jimi Hendrix ecc.Un testo di Lele Mora sottolinea l’assoluta unicità e atipicità del “caso Lodola” nel panorama artistico nazionale ed internazionale sempre in bilico tra comunicazione + arte + design.
Dice Lodola parlando del suo agente “ispirandomi a Warhol che aveva collaborato con un'agenzia pubblicitaria per vendere se stesso, ho scelto di legarmi alla figura di Lele Mora, quasi come a dire "Non sono un'artista, non sono un elettricista, voglio fare il tronista”, rimarcando ancora una volta in maniera ironica e distaccata questo cortocircuito contemporaneo tra reale e virtuale, vero o falso, cultura alta e cultura popolare, un melting polt senza soluzioni di continuità in cui siamo dolcemente cullati quotidianamente.Lodola esponente di punta del Nuovo Futurismo ha esposto con sala personale alla 53° edizione della Biennale di Venezia del 2009 curata da Luca Beatrice.Da sempre si fa interprete acuto e intelligente di quel mondo da cui siamo bombardati quotidianamente dai media: mitologie contemporanee, televisione, cinema, pubblicità, calcio, dichiara che i suoi punti di riferimento artistici sono “…il Novecento Francese, la luce di Renoir e la scomposizione di Seurat, Balla futurista, Depero, il Beato Angelico, Matisse, Andy Warhol, i Rolling Stones, i Clash, i Led Zeppelin, Sivori, Platini e Del Piero…” (testo di Luca Beatrice tratto da “Marco Lodola – Peccati di Luce”)A chi gli chiede in quale museo vorrebbe esporre risponde che preferirebbe un supermercato o un centro commerciale luoghi (o non luoghi) affollati per eccellenza dove si celebra parte della cultura popolare contemporanea distante anni luce dalle cattedrali bianche dell’arte contemporanea dove la gente affolla solo i vernissage.Ha esposto spesso in luoghi all’aperto con installazioni luminose in giro per le piazze di città che lui stesso definisce operazioni di “cosmesi urbana”.Nella sua carriera ha sviluppato collaborazioni artistiche con diversi musicisti e scrittori tra gli altri: Aldo Busi, Marco Lodoli, Red Ronnie, Jovanotti, Omar Pedrini (Timoria), Syria, Andy (bluevertigo), Renzo Arbore.
L. Jovanotti, L. Mora, C. Calori, AVANTI POP - , 17x15 cm., 90 pag., Edizioni Galleria Elleni, Bergamo 2010, 10 euro

Disponibile catalogo richiedilo a cristiano.calori@fastwebnet.it




MEC ART1966-1977 Arte oltre la fine della pittura
APRILE MAGGIO 2010

1966-1977 Arte oltre la fine della pittura
Gianni BERTINI Bruno DI BELLO Elio MARIANI Mimmo ROTELLA Aldo TAGLIAFERRO
Catalogo SILVANA EDITORIALE, 544 pp., 28x24 cm., 2010
A cura di Volker W. Feierabend
Testo critico Francesco Tedeschi
disponibile euro 50, per averlo richiederlo a cristiano.calori@fastwebnet.it

Prosegue il programma della Galleria Elleni di valorizzazione dell’arte contemporanea italiana dalla seconda metà del Novecento ed in occasione dell’uscita del volume MEC ART edito da Silvana Editoriale per la Fondazione VAF in collaborazione con la Galleria Elleni, presenta nei propri spazi la Mec-art movimento teorizzato da Pierre Restany nel 1965 dapprima in Francia con artisti come Serge Beguier, Gianni Bertini, Pol Bury, Alain Jacquet, Nikos e Mimmo Rotella e portato in Italia nel 1966 alla Galleria Blu di Milano e di cui fecero parte dal 1968 artisti italiani più giovani come Bruno Di Bello, Elio Mariani e Aldo Tagliaferro che già lavoravano con riporti fotografici su tela in sintonia con i colleghi francesi.
Pierre Restany fu un attento critico che per primo in Europa colse e denunciò la sterile diffusione dell’arte astratto-informale che ormai non faceva altro che ripetersi con epigoni in varie provincie dell’Europa e pose intelligentemente l’attenzione sulla rivoluzione culturale che si stava diffondendo nella società con la contaminazione tra la cultura di massa, nuove tecnologie e arte.

La Mec-art
Manifesto di Pierre Restany
Che cos’è la mec-art? Né pop-art né op-art ma tutto questo insieme. Essa è lo stile meccanico di un’epoca di immensi progressi, lo stile mondiale della seconda rivoluzione industriale.
Una volta i fabbri del Medioevo avevano saputo adattare il loro artigianato alle necessità della produzione in serie: l’armatura, la tenuta di guerra dei cavalieri, era abbastanza sintomatica. Oggi nell’era della navigazione spaziale, dell’energia nucleare, dei cervelli elettronici, i cosmonauti son diventati gli archetipi del progresso e le loro tenute, che affascinano le folle, ispirano i sarti e condizionano direttamente l’evoluzione della moda. Caschi con visiera, tessuti in fibra sintetica rigida e articolata, cerniere metalliche al posto dei bottoni, manometri a guisa di ornamenti; ecco la mec-art, una rivoluzione nella storia dell’alta moda, la linea del 2000 al sole dell’estate del 1966.




L'INCANTO DEL PAESAGGIO
6-28 Febbraio 2010

“L’incanto del paesaggio – Fotografia Realtà Immaginazione”

A cura di Roberto Mutti
Autori: Luciano Bobba, Franco Donaggio, Carlo Importuna, Sergio Maritato, Tono Mucchi, Vladimir Sutiaghin, Gian Paolo Tomasi, Luigi Vegini
Disponibile catalogo edizioni momacomunicazione Bergamo, a cura di R. Mutti, 50 pag., 21x24 cm., Brossurato, 18 euro
per richiederlo scrivere a cristiano.calori@fastwebnet.it




OMAR RONDA - Marylin forever
dicembre 2009 gennaio 2010

Mi piace pensare che attraverso la mia tecnica "frozen" si possano fissare per l'eternità un'immagine, un volto, un pensiero, emozioni, bellezza. Più di tutto è proprio la bellezza che mi affascina, la bellezza e la magia di un momento, la gioia, la felicità di un attimo. Mi piace pensare che queste immagini possano rimanere ibernate nel tempo per migliaia di anni, forse per sempre. Ho pensato anche di racchiudere e inglobare immagini di persone assime alle molecole dei loro corpi, in modo che, oltre all'immagine, si possa conservare per sempre lo spirito vitale.

Omar Ronda




JORUNN MONRAD
dicembre 2009 gennaio 2010

Jorunn Monrad è nata in Norvegia nel 1961 in una famiglia di artisti ed intellettuali, Vive da molti anni a Milano, dove si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera con Alik Cavaliere. La sua ricerca è da sempre focalizzata sulle forme zoomorfe. A partire dal 1988 ha presentato mostre in Italia, Svizzera, Germania e Norvegia. Dopo essersi diplomata a Brera, Jorunn Monrad ha esplorato certi immaginari tipicamente scandinavi interpretandoli in forme scultoree che sembrano tratte da un bestiario antico. La stessa ispirazione zoomorfa è alla base del motivo che caratterizza i dipinti degli ultimi anni. Il campo pittorico è gremito senza soluzione di continuità di animali delineati nella forma più elementare; si tratta di un piccolo essere vivente, ripetuto con una tecnica pittorica razionale e accurata, che si genera e rigenera movendosi sinuosamente sulla superfi cie del quadro. L’indagine di fenomeni scientifi ci e di testi letterari ha condotto Monrad ad inserire nella visione pittorica frasi o simboli che sono rappresentativi dei concetti presenti negli studi da cui l’opera stessa ha trovato spunto.
Leggendo De Quincey mi sono resa conto - spiega Jorunn Monrad - che i miei quadri parevano illustrare le sue allucinazioni: “la testa abominevole del coccodrillo e i suoi occhi maligni mi guardavano, ripetuti in mille aspetti diversi: e io restavo a fissarli affascinato e nauseato”. (Thomas De Quincey, 1821) Altri autori come Huxley, Watts e soprattutto Walter Benjamin analizzano, con grande lucidità e sensibilità artistica, immaginari molto simili alle visioni pittoriche di Monrad: “E’ noto che se si chiudono gli occhi e si esercita su di essi una leggera pressione, sorgono delle fi gure ornamentali sulla cui forma non si ha alcuna infl uenza. (...)
Quando e sotto quale forma esse compaiono, in un primo momento è del tutto indipendente dalla volontà, giacché esse prendono forma fulmineamente e senza preavviso.
Poi, una volta che ci sono, entra in gioco la fantasia che opera più coscientemente, per prendersi certe libertà con esse”. (Benjamin, 1934) Interpreta Valerio Dehò: “ Questi lavori se da un lato procedono nell’esibire l’evidenza di una viralità insita nell’arte (tutto brulica, si divora, si accresce, si riproduce), dall’altro introducono il paradigma del linguaggio come frontiera non invalicabile e come limite che le arti fi gurative possono conquistare, anche se attraverso questi rettili invadenti e ossessivi, simpaticamente perversi.”